Delfino racconta un aneddoto sulla composizione del brano che ci porta indietro nel tempo, nella Montevideo del lontano 1913: “ … stavo camminando per la strada fischiettando diversi motivi di tango quando all'improvviso mi uscì il tema di Re Fa Si. Mi piacquero molto le prime battute ma per non dimenticarmele tirai fuori una matita, però non avevo nessun pezzo di carta su cui scrivere. Era l'alba e tutti i negozi e le locande erano chiuse e allora, temendo di perdere il tema, scrissi su una parete le prime battute con l'intenzione di tornare il giorno seguente e copiarlo. Però ... Montevideo era alla vigilia di elezioni politiche e lì, come qui a Buenos Aires, i partiti politici coprivano tutti i muri con cartelloni che strombazzavano le virtù dei vari candidati. Quando tornai il giorno dopo quello che avevo scritto sul muro era sparito sotto l'immagine di uno dei potenti deputati... ma quale dei tanti era ? Se gli agenti mi avessero beccato a strappare cartelloni mi avrebbero senz’altro portato in galera. Quindi dovetti aspettare la notte. Con mille precauzioni iniziai a rompere i cartelloni ma all'improvviso un poliziotto, che mi stava guardando da un po’ e non avevo visto avvicinarsi, mi prese per un braccio. Non so come feci a convincerlo, però ad un tratto mi disse: - “Se non è come dici neanche Dio ti salva dalla cella” .  Tutte e due cominciammo a strappare cartelloni e trovata la scritta, sotto gli occhi del poliziotto che mi guardava attonito, copiai e fischiettai le prime cinque o sei battute di Re Fa Si, completando sul posto il tango, tale e quale è oggi, in una momentanea e felice ispirazione di paura ispirata dal poliziotto."




Una storia d'amore nel tango: omaggio a Gricel

pubblicata da io balloTango il giorno martedì 11 maggio 2010


Il 31 ottobre del 1911 nasceva a Lanús, uno dei sobborghi di BsAs, Josè Maria Contursi, per gli amici Katunga, uno dei più grandi parolieri del tango. Era figlio d’arte: suo padre, Pascual Contursi, era altrettanto noto come paroliere e cantante 

Qui raccontiamo brevente la sua tormentata storia d’amore con Susana Gricel Viganò; dalla loro lunga storia sono uscite delle bellissime poesie, che messe in musica da Mariano Mores e altri, sono diventati dei capolavori del tango. 


Lei nasce a BsAs ma presto si trasferisce con la famiglia a Cordoba perchè la mamma è malata e pare che l’aria di Capilla del Monte sia molto salubre. Cresce nel paesino aiutando il padre nella stazione di servizio della famiglia e intanto sogna il mondo di Buenos Aires, che le amiche, rimaste là, le descrivono nelle lettere: prende lezioni di canto. 

Le amiche stesse le propongono un viaggio a BsAs e lei, accompagnata dalla madre, le va a trovare. Sono giorni vertiginosi: caffè, ristoranti, negozi, persino le audizioni in radio, dove le amiche sono ben introdotte. 

Durante una di queste visite alla radio, le presentano un distinto e impomatato giovanotto, una promessa nel dorato mondo del tango. Lei era una piacevole adolescente, lui un giovane di nove anni più grande, ma già sposato e con una figlia: il nostro Katunga. 
Per Gricel è amore a prima vista. Lui è un vero dandy… 

Gricel torna al paese, ma non è più la stessa di prima: è innamorata. Il caso vuole che qualche anno dopo, Contursi si ammali e il medico gli consigli un pò di convalescenza nella salubre terra di Cordoba. Allora le amiche di Gricel (amiche comuni) gli ricordano che può farsi ospitare dalla famiglia di lei. E così è. Senza sapere cosa lo aspetta, il poeta si reca controvoglia nel piccolo paesino. Gricel è diventata una bella ragazza… 

E lì nulla può contro l’amore. 
Per lei è amore, e quello vero; per lui si tratta solo di un’altra stella da aggiungere alla sua bandiera di seduttore. Almeno crede … 
Ma l’amore ha i suoi tempi… 

I primi sentori si hanno nel 1941 quando nel tango “En esta tarde Gris” Contursi scrive: “che voglia di piangere ho in questa sera grigia…nel suo tichettare la pioggia mi parla di te…I miei occhi chiusi ti vedono uguale a ieri che tremi implorando di nuovo il mio amore…e oggi la tua voce torna a me in questa sera grigia. Vieni, mi dicevi triste…che in questa solitudine non resiste la mia anima; vieni e abbi pietà del mio dolore, che sono stanca di piangerti, di soffrire, di aspettarti e di parlare sola con il mio cuore…Non ho saputo comprendere la tua disperazione e senza pensare mi sono allontanato sulle ali di un altro amore. Quanto solo e triste mi sono ritrovato, quando mi son visto tanto lontano e ho capito il mio errore… Non è possibile che io viva così, con questo amore, tanto incastrato, come una maledizione!” 

O ancora nelle parole di Tabaco dove dice “La tua voce nasce dalle ombre come un lontano rimprovero, la tua voce che piange mi nomina mentre più di un fantasma mi appare in questa notte…Tanto, tantissimo e di più, alle mie mani mancano le tue mani amanti; tanto, tantissimo e di più mi stordisco al saperti così vicina e così distante. E mentre fumo, il fumo forma la tua figura, e nell’aroma del tabacco la tua fragranza mi parla di distanza, del tuo oblio e della mia follia….” 

Allora, il nostro si inventa un’altro problema intestinale per raggiungere nuovamente la giovane Gricel, causando dolore alla moglie che sicuramente intuiva tutto. Ma, nonostante lo strazio, il poeta non riesce a lasciare la moglie e la figlia e torna a casa. Per Gricel inizia una vita di pianti e dolore. Contursi le scrive sempre, e in una della tante lettere le manda le parole di un tango, Gricel, che ha scritto per lei. 
Le dice “Non avrei mai dovuto pensare di conquistare il tuo cuore… E nonostante ciò ti ho cercata finchè un giorno ti ho incontrata e con i miei baci ti ho stordita senza che mi importasse che eri una buona ragazza. La tua illusione fu di cristallo e si ruppe quando partii perchè mai, mai più son tornato. Quanto amara fu la tua pena! “Non dimenticarti di me della tua Gricel” mi dicesti baciando il crocifisso. E oggi, che vivo impazzito perchè non ti ho dimenticato, neppure ti ricorderai di me. Gricel! Gricel! Poi mi è mancata la tua voce e il calore del tuo sguardo, come un pazzo ti ho cercata ma mai ti ho ritrovata e in altri baci mi son stordito. La mia vita fu un inganno! Che ne sarà di me, Gricel?! Sia fatta la volontà di Dio perchè le sue colpe ha già pagato colui che tanto dolore ti ha causato.“ 

La ragazza diventa conosciuta nel suo paese come “Gricel, quella del tango“, frequenta balli dove tutti fanno a gara per avere il privilegio di ballare con lei; prova a dimenticare Contursi anche sposandosi, ma non è fortunata, nè innamorata e il marito la abbandona per un’altra qualche anno dopo. 

Venti anni dopo, Gricel viene a sapere dall’amico Ciriaco Ortiz che Contursi è rimasto vedovo e che si consola nell’alcol, passando le sue gironate in una confiteria a bere birra e wisky per dimenticare. Lei corre a BsAs, dall’amore della sua vita e per qualche anno vivono felici fra la capitale e Capilla del Monte. Si sposano, ma la salute di Contursi, ormai compromessa dall’alcol li fa vivere insieme solo quattro anni. 

Ecco qua! La storia vera di questo amore ha commosso e continua a commuovere generazioni su generazioni, per la bellezza e la profondità che Contursi è riuscito a trasmetterci e che sentiamo ogni volta nei suoi tanghi.


Gricel

Tango 1942

Música: Mariano Mores

Letra: José María Contursi

 

 

No debí pensar jamás  
en lograr tu corazón  
y sin embargo te busqué  
hasta que un día te encontré  
y con mis besos te aturdí  
sin importarme que eras buena...


Tu ilusión fue de cristal,  
se rompió cuando partí  
pues nunca, nunca más volví…  
¡Qué amarga fue tu pena!


No te olvides de mí,  
de tu Gricel,  
me dijiste al besar  
el Cristo aquel


y hoy que vivo enloquecido  
porque no te olvidé  
ni te acuerdas de mí...  
¡Gricel! ¡Gricel!


Me faltó después tu voz  
y el calor de tu mirar  
y como un loco te busqué  
pero ya nunca te encontré  
y en otros besos me aturdí…


¡Mi vida toda fue un engaño!  
¿Qué será, Gricel, de mí?  
Se cumplió la ley de Dios  
porque sus culpas ya pagó  
quien te hizo tanto daño.

Non avrei mai dovuto pensare

di prendermi il tuo cuore …

Ma ti ho cercata

finchè un giorno non ti incontrai

e con i miei baci ti stordii

Senza che m’importasse che fossi buona.

 

La tua illusione fu di cristallo,

e si è rotta quando sono partito,

perché mai, mai più sono tornato…

Quanto amara fu la tua pena !

 

“Non dimenticarti mai di me,

della tua Gricel!”,

mi hai detto baciando

il crocifisso …

 

E oggi, che vivo folle

perché non ti ho scordato,

neppure ti ricordi di me,

Gricel!. Gricel!

 

Mi è mancata poi la tua voce

e il calore del tuo sguardo,

e come un pazzo ti ho cercato

ma mai ti ho ritrovato

e in altri baci mi son stordito…

 

La mia vita fu tutta un inganno!

Che ne sarà, Gricel, di me …?

Sia fatta la volontà di Dio

Perché le sue colpe ha ormai pagato

chi ti ha fatto tanto male!